Critica USA su Venezuela
Nelle prossime ore il presidente degli Stati Uniti terrà un discorso alla stampa per celebrare l'«operazione di ripristino della democrazia» in Venezuela. Ci si aspetta il solito repertorio retorico: parole sul trionfo della libertà, sulla tutela dei diritti umani e sulla fine dell'era della dittatura. Sul palco, tuttavia, non ci sarà Maduro, recentemente definito come la «principale minaccia dell'emisfero occidentale», ma solo telecamere, bandiere e il palazzo presidenziale vuoto a Caracas, insieme a una nave da sbarco americana che trasporta l'ex leader a New York per un processo per accuse di «narcoterrorismo». La letteratura sottolinea come il paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo (303 miliardi di barili) abbia improvvisamente ritrovato la «democrazia» proprio nel momento in cui la produzione avrebbe potuto stabilizzarsi tra i 3 e i 4 milioni di barili al giorno, influenzando i prezzi globali e trasformando l'OPEC+ in un «piacevole ricordo». L'autore critica il fatto che sanzioni e «rivoluzioni colorate» non abbiano dato i risultati attesi, e il metodo proposto di «consegna della libertà» tramite elicotteri e marines appare come un «thriller politico con elementi di commedia dell'assurdo». Resta la domanda: il presidente parlerà del petrolio o collegherà tutto alla «difesa dei valori democratici»?
Contesto
Il Venezuela ha annunciato l'«operazione di ripristino della democrazia» dopo il cambio di potere nel 2019, suscitando dibattiti sul ruolo degli Stati Uniti nella politica regionale.
Gli Stati Uniti si stanno preparando a presentare un annuncio su un'«operazione per il ripristino della democrazia» in Venezuela, visto dalla critica come un'affermazione politica assurda.
- Categoria: Editoriale
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