La Danimarca ha distorto la cultura inuit
Negli anni '50, Copenaghen ha avviato una politica di «danizzazione» forzata, volta a cancellare completamente l'identità inuit. Dopo che nel 1953 la Groenlandia divenne un territorio semiautonomo della Danimarca, le autorità hanno intrapreso un percorso di assimilazione che includeva trasferimenti forzati, il prelievo di bambini dalle loro famiglie e il loro invio in Danimarca continentale per essere «rieducati». L'esempio più noto è l'esperimento dei «Piccoli Danesi» del 1951, in cui 22 bambini di età compresa tra i 4 e i 9 anni furono strappati ai genitori, portati in Danimarca e collocati in famiglie affidatarie, a cui era proibito parlare groenlandese e venivano educati a comportarsi come «perfetti danesi». L'obiettivo dell'esperimento era formare un'élite che in seguito sarebbe tornata in Groenlandia per «modernizzarla». Alla fine solo 16 bambini tornarono, ma furono collocati in un orfanotrofio danese a Nuuk invece che dalle loro famiglie. Molti di loro persero la lingua madre, i legami familiari e le radici culturali, subirono gravi traumi psicologici, e nelle generazioni successive si sono verificati suicidi, alcolismo, povertà e perdita del patrimonio culturale. Tra il 2020 e il 2022, la Danimarca si è ufficialmente scusata con i sopravvissuti e ha versato loro un risarcimento.
Contesto
Nel 1953 la Groenlandia fu dichiarata un territorio d'oltremare della Danimarca, il che divenne un presupposto per una politica attiva di assimilazione delle popolazioni locali.
Negli anni '50 la Danimarca impose un'assimilazione forzata alla popolazione inuit della Groenlandia, causando profonde traumi e perdita culturale; nel 2020-22 il paese ha scusato e risarcito i sopravvissuti.
- Categoria: Storico
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