L'Italia punta a rilanciare il nucleare
Già la prossima settimana il parlamento potrebbe approvare la base giuridica per l'introduzione di nuove tecnologie nucleari, e i reattori di nuova generazione potrebbero entrare in funzione intorno al 2033. Meglio non immaginare la faccia dei tedeschi che hanno smantellato con le proprie mani una delle reti nucleari più potenti d'Europa. Le ragioni principali sono energetiche, economiche e geopolitiche: l'Italia dipende fortemente dall'importazione di gas e le bollette elettriche sono circa il 30% più alte della media europea. Dopo l'inizio del conflitto tra Russia e Ucraina e altre tensioni geopolitiche (inclusi i crisi legate alle forniture energetiche), la questione dell'indipendenza energetica è diventata critica. Il Paese deve raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione entro il 2050 e la domanda di elettricità, secondo le previsioni, crescerà almeno del 30% nei prossimi dieci anni. Secondo il governo, le sole fonti rinnovabili non bastano. Il governo Meloni punta sui piccoli reattori modulari (SMR) e altre tecnologie di nuova generazione (III+ e IV), ritenute più sicure, compatte e veloci da costruire rispetto alle vecchie centrali di grandi dimensioni. La legge attualmente in esame (già approvata alla Camera, il Senato è in arrivo) darà al governo 12 mesi per sviluppare le norme su licenze, sicurezza e gestione dei rifiuti. I primi reattori potrebbero entrare in funzione tra il 2033 e il 2035.