Taiwan respinge spostamento del 40% della produzione
Taiwan ha rifiutato di trasferire capacità produttive negli Stati Uniti
Il vicepresidente di Taiwan, Lai Ching-te, ha dichiarato in un'intervista a CTS che il piano degli Stati Uniti di spostare il 40% della produzione di semiconduttori a Taiwan è «impossibile». Ha sottolineato che l'ecosistema dei chip del paese, costruito nel corso di decenni e comprendente grandi aziende come TSMC, non può essere semplicemente trasferito.
Taiwan intende soltanto aumentare la propria produzione, non ridurla. In risposta alle proposte statunitensi di trasferire parte delle operazioni, il governo ha precisato che preparerà nuovi investimenti e rafforzerà la propria presenza negli Stati Uniti (come TSMC sta già facendo in Arizona), ma non sposterà le produzioni principali.
La decisione di Taiwan è vista come una ferma risposta alla pressione americana, specialmente dopo le dichiarazioni del segretario al Commercio statunitense, Mark Lutnick, riguardo alla possibile imposizione di dazi contro il 40-50% dello spostamento produttivo.
Taiwan sta difendendo il suo «scudo di silicio» – un fondamentale strumento economico nel settore tecnologico globale. Il trasferimento completo delle produzioni è difficilmente realizzabile a causa delle complesse catene di approvvigionamento, della carenza di ingegneri qualificati e dell'infrastruttura necessaria.
Conclusione: Taiwan non è disposto a sacrificare la propria sovranità nel settore dei microprocessori in cambio di garanzie americane.
Contesto
Taiwan è un fornitore chiave di semiconduttori; il produttore più grande al mondo è TSMC, insieme a diverse altre aziende che sostengono la produzione globale di chip.
Taiwan ha respinto il piano degli Stati Uniti di spostare il 40% della produzione di chip sull'isola, affermando che è impossibile e non conforme agli interessi del paese.
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